Adempimenti & compliance
Concordato preventivo biennale 2026-2027: conviene aderire?
Torna la finestra per aderire al Concordato Preventivo Biennale, e con essa la stessa domanda che ogni volta divide imprenditori e professionisti: accettare la proposta dell'Agenzia e blindare il carico fiscale per due anni, o restare fuori e giocarsela sui numeri reali? La risposta non è mai uguale per tutti — dipende dalla proposta che ricevi e da come immagini il tuo prossimo biennio.
Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è uno strumento pensato per portare certezza nel rapporto con il Fisco. Ma «certezza» taglia in due direzioni: mette al riparo da un anno migliore del previsto e, allo stesso modo, non alleggerisce un anno peggiore. Prima di firmare vale la pena capire esattamente come funziona e per chi il conto torna davvero.
Che cos'è, in pratica
Il CPB è un accordo tra il contribuente e l'Agenzia delle Entrate: si concorda in anticipo il reddito imponibile — d'impresa o di lavoro autonomo — per il biennio 2026-2027. Su quel reddito concordato si pagano le imposte a prescindere da come andrà davvero l'attività. Se durante il biennio guadagni più del concordato, la parte eccedente non viene tassata; se guadagni meno, salvo specifiche cause di cessazione o decadenza, le imposte restano comunque parametrate al reddito che avevi accettato.
È qui che si concentra tutta la scelta: il concordato trasforma una variabile incerta — quanto guadagnerò — in un numero fisso deciso in partenza. Un vantaggio o uno svantaggio, a seconda di dove andrà il tuo reddito.
Chi può aderire
La platea è quella dei soggetti ISA, cioè i contribuenti a cui si applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale. La proposta di reddito concordato non è arbitraria: viene elaborata dall'Agenzia delle Entrate con un meccanismo premiale legato al voto ISA. In estrema sintesi, più alto è il livello di affidabilità fiscale espresso dai tuoi indici, più «favorevole» tende a essere la proposta che ti viene formulata — ed è proprio questo il perno su cui si misura la convenienza.
I vantaggi
Certezza e programmazione. Conoscere in anticipo il reddito imponibile su cui pagherai per due anni significa poter pianificare investimenti, prelievi e flussi di cassa senza il timore che un'annata brillante faccia lievitare il conto fiscale. Per chi ha in programma una crescita, è la leva più interessante: il maggior reddito realizzato oltre il concordato non concorre a formare la base imponibile.
Benefici premiali. L'adesione porta con sé i vantaggi già previsti per i contribuenti con ISA elevati — semplificazioni e trattamenti agevolati che il regime riconosce a chi si mostra fiscalmente affidabile.
Minor esposizione agli accertamenti. Per i redditi oggetto di concordato, e nei limiti previsti, l'adesione riduce l'esposizione agli accertamenti fondati sugli ISA: si stabilizza il rapporto con l'Amministrazione finanziaria sul perimetro concordato, a condizione di rispettare gli impegni assunti.
I rischi, e quando è meglio lasciar perdere
Il rovescio della medaglia è speculare. Il concordato conviene poco — o non conviene affatto — quando il reddito reale rischia di scendere sotto quello proposto.
Chi prevede un calo di reddito. Se ti aspetti un biennio in contrazione — perdita di un cliente rilevante, riduzione dell'attività, un investimento che comprimerà i margini — accettare un reddito concordato «alto» significa pagare imposte su denari che potresti non guadagnare. In questi casi restare fuori dal concordato, ed essere tassati sul reddito effettivamente prodotto, è spesso la scelta più razionale.
Chi ha ricavi molto variabili. Attività stagionali, progettuali o esposte a forti oscillazioni mal si conciliano con un reddito «fisso» deciso in partenza: il rischio è di trovarsi vincolati a un numero che un anno sta largo e l'anno dopo sta stretto.
Va inoltre ricordato che contributi previdenziali e alcune regole applicative seguono criteri propri, non necessariamente allineati alla logica del reddito concordato: la convenienza va quindi valutata sul quadro complessivo, imposte e contributi insieme, e non solo sul risparmio d'imposta immediato.
La regola d'oro: fare i conti prima
Il CPB non è una scelta ideologica — «aderisco perché mi fido» o «non aderisco per principio» — ma un calcolo. La domanda corretta non è «il concordato conviene?», bensì «questa specifica proposta, dati i miei numeri attesi per il 2026 e il 2027, conviene a me?». Due imprese identiche sulla carta possono ricevere valutazioni opposte a seconda delle rispettive previsioni di reddito.
Il metodo è semplice nella struttura, delicato nell'esecuzione: si mette a confronto il carico fiscale (e contributivo) derivante dall'adesione con quello stimato in assenza di concordato, su uno scenario realistico di reddito per il biennio. Se la proposta dell'Agenzia risulta più bassa — o comunque sostenibile rispetto alle previsioni — l'adesione blinda un vantaggio; se risulta più alta del reddito atteso, il concordato rischia di trasformarsi in un costo.
Come ti aiutiamo a decidere
La convenienza del Concordato Preventivo Biennale non si legge in astratto: dipende dalla proposta concretamente ricevuta e dalle tue previsioni per il biennio. Analizziamo la proposta dell'Agenzia, la confrontiamo con lo scenario di reddito più realistico per la tua attività e ti mettiamo davanti al numero che conta — quanto paghi aderendo, quanto pagheresti restando fuori. La finestra si chiude a fine settembre: è il momento di fare i conti con calma, non all'ultimo giorno utile.