Partite IVA

Assumere nel forfettario: il tetto dei 20.000 € spiegato bene

Chi resta nel forfettario e vede l'attività crescere arriva prima o poi allo stesso bivio: serve una persona in più. È a quel punto che emerge un limite poco pubblicizzato ma molto concreto, che rende l'assunzione «piena» spesso incompatibile con il regime agevolato.

Non è un divieto assoluto ad assumere, ma un tetto di spesa che va conosciuto prima di firmare un contratto, perché condiziona in modo diretto quanto e come si può assumere restando nel forfettario.

Il tetto dei 20.000 € l'anno

Il regime forfettario prevede un limite di spesa per lavoro dipendente e collaboratori: complessivamente, non si possono superare i 20.000 € lordi l'anno. Il tetto si calcola sul totale delle spese sostenute per questo tipo di rapporti, non per singolo contratto, e vale come condizione di permanenza nel regime, non solo come requisito di accesso.

È un limite pensato per delimitare il perimetro naturale del forfettario: un regime costruito per attività individuali o al più affiancate da collaborazioni minime, non per strutture che si stanno organizzando con un vero organico. Chi si avvicina a questa soglia con più di un rapporto attivo — magari un collaboratore occasionale insieme a un part-time — deve sommare tutte le voci di spesa insieme, non ragionare contratto per contratto come se fossero indipendenti tra loro.

Perché un full-time standard spesso lo supera

Il problema pratico è che un contratto full-time standard supera facilmente questa soglia. Per dare un ordine di grandezza: 20.000 € di RAL (retribuzione annua lorda) corrispondono indicativamente a circa 1.200 € netti al mese, calcolati su tredici mensilità — una cifra che, per molte mansioni e molti contratti collettivi, è già inferiore a quanto normalmente previsto per un impiego a tempo pieno. Chi pensa di assumere «una persona standard» a tempo pieno rischia quindi di sforare il tetto già con il primo contratto, senza nemmeno accorgersene fino al momento del conteggio.

Le alternative dimensionate

Per restare dentro il limite mentre si comincia a costruire un piccolo team, le strade più praticabili sono due. La prima è un part-time dimensionato sulla soglia disponibile, calcolando con precisione il costo annuo complessivo — inclusi tutti gli oneri — prima di definire l'orario. La seconda è l'apprendistato, una forma contrattuale che per sua natura tende ad avere un costo inferiore rispetto a un contratto standard della stessa durata, e che può risultare più compatibile con il tetto dei 20.000 €. In entrambi i casi il calcolo va fatto in anticipo, non stimato a spanne.

Attenzione Il limite di spesa per lavoro dipendente e collaboratori nel regime forfettario, così come i costi contrattuali delle diverse tipologie di assunzione, possono essere modificati dalla normativa nel tempo. Verifica sempre l'importo aggiornato e il costo effettivo del contratto che stai valutando prima di procedere.

Cosa succede se si supera il limite

Se nel corso dell'anno la spesa complessiva per lavoro dipendente e collaboratori supera i 20.000 €, la conseguenza è l'uscita dal regime forfettario dall'anno successivo: non un'uscita immediata a metà anno, ma un effetto che si materializza a partire dal periodo d'imposta seguente. È comunque un cambiamento da programmare, non da subire: chi sa in anticipo che l'assunzione farà sforare il tetto può pianificare per tempo il passaggio al regime successivo, invece di scoprirlo a consuntivo.

Il fatto che l'effetto si materializzi solo l'anno successivo è, di per sé, una buona notizia operativa: significa che chi assume consapevolmente sapendo di superare il tetto ha comunque tutto l'anno in corso per organizzare la transizione, senza dover cambiare regime a metà flusso di fatturazione come accade invece per altre soglie del forfettario. È un margine di tempo che va usato, non sprecato aspettando la chiusura dell'esercizio per accorgersi del cambiamento.

Quando conviene guardare oltre il forfettario

Il tetto dei 20.000 € non va vissuto solo come un vincolo da rispettare a ogni costo, ma anche come un segnale: quando il team che serve per far crescere l'attività non entra più in quello spazio, può essere il momento di valutare seriamente il passaggio al regime semplificato o a una struttura societaria. Un'attività che assume stabilmente più persone ha logiche di gestione — fiscali, contributive, organizzative — diverse da quelle per cui il forfettario è stato pensato, e forzare la permanenza nel regime pur di non superare il tetto può diventare più costoso, in termini di crescita mancata, del passaggio stesso.

Il rischio di scegliere il contratto sbagliato per restare nel regime

C'è un rischio opposto a quello del superamento involontario del tetto: modellare l'organizzazione dell'attività attorno al limite, invece che attorno alle esigenze reali del lavoro da svolgere. Assumere un part-time troppo ridotto solo per restare sotto i 20.000 €, quando servirebbe davvero una persona a tempo pieno, può tradursi in un servizio peggiore ai clienti o in un carico di lavoro che ricade comunque su chi ha aperto l'attività. Il tetto va rispettato, ma non deve diventare l'unico criterio con cui si decide come organizzare il lavoro.

Come impostiamo la crescita del team

Prima di assumere restando nel forfettario, verifichiamo il costo effettivo del contratto previsto rispetto al tetto dei 20.000 €, valutiamo se un part-time dimensionato o un apprendistato permettono di restare nel regime senza sacrificare le esigenze reali dell'attività, e — se il progetto è destinato a crescere stabilmente oltre questa soglia — impostiamo per tempo il passaggio alla forma più adatta, senza farci trovare impreparati dal superamento del limite.

Newsletter

I nuovi approfondimenti, quando escono.

Niente spam: solo le guide dello studio su fisco, società e operazioni straordinarie.