Partite IVA

Forfettario e lavoro dipendente insieme: si può, con due regole

Chi ha un contratto da dipendente e vuole avviare un'attività in proprio si porta dietro sempre la stessa domanda: si può fare, senza rischiare il posto o incappare in paletti che non si conoscevano? La risposta è sì, ma va costruita su due regole precise — una per l'accesso al forfettario, una per i contributi — che vanno rispettate insieme, non alternativamente.

Sono regole diverse, che rispondono a domande diverse: la prima riguarda se si può stare nel regime agevolato, la seconda riguarda quanto si paga di contributi previdenziali finché il lavoro da dipendente prosegue. Conviene guardarle separatamente, perché confonderle è la causa più comune di sorprese.

Il limite dei 35.000 € per l'accesso al forfettario

La prima regola riguarda l'accesso al regime forfettario. Chi percepisce anche redditi di lavoro dipendente, oltre a quelli dell'attività autonoma che si vuole avviare, può accedere al forfettario solo se tali redditi, riferiti all'anno precedente, non superano i 35.000 €. È una verifica preliminare, da fare guardando alla propria busta paga (o al CU) dell'anno precedente prima ancora di aprire la partita IVA.

Un dettaglio importante che spesso sfugge: questo limite non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è già cessato. Se al momento dell'apertura non si è più dipendenti — perché il rapporto si è concluso — il tetto dei 35.000 € riferito all'anno precedente non è più un ostacolo. È una distinzione che vale la pena verificare con attenzione, perché cambia radicalmente la valutazione per chi sta per lasciare un impiego per mettersi in proprio, rispetto a chi vuole affiancare le due cose.

Vale la pena notare che il limite guarda al reddito dell'anno precedente, non a una previsione sull'anno in corso. Chi sta valutando l'apertura in un momento in cui il proprio reddito da lavoro dipendente si sta modificando — un passaggio a un contratto diverso, una variazione di orario, un cambio di inquadramento — deve quindi ragionare sul dato già consolidato nell'anno precedente, non su quello che si aspetta di percepire da qui in avanti. È un aspetto che va verificato con attenzione proprio perché la tentazione di guardare al presente, invece che al passato, è la fonte più comune di errore in questa verifica.

L'esonero contributivo per l'attività secondaria

La seconda regola riguarda i contributi previdenziali, ed è quella che fa la differenza economica più concreta per chi resta dipendente e apre un'attività in parallelo. Se l'attività autonoma è iscritta alla gestione artigiani-commercianti ma resta secondaria e non prevalente rispetto al lavoro dipendente a tempo pieno, si può beneficiare dell'esonero contributivo previsto dall'art. 1, comma 208, della Legge 662/1996.

In pratica, finché il lavoro dipendente prosegue e l'attività resta secondaria, non sono dovuti i contributi fissi della gestione artigiani-commercianti — quelli che normalmente si aggirano attorno ai 4.500 € l'anno indipendentemente dal fatturato. È un vantaggio economico non piccolo, perché elimina proprio la voce di costo fissa che, per chi fattura poco all'inizio, pesa proporzionalmente di più.

Attenzione Le soglie di reddito, i requisiti di non prevalenza e le regole di esonero contributivo richiamati in questo articolo sono definiti da norme che possono essere modificate nel tempo. Il tuo caso concreto — combinazione di redditi, tipo di contratto, natura dell'attività — va sempre verificato sulla normativa vigente al momento dell'apertura.

Cosa succede se il rapporto di lavoro cessa

L'esonero contributivo per attività secondaria non è una condizione acquisita una volta per tutte: dipende dal fatto che il lavoro dipendente continui a esistere e resti a tempo pieno. Se il rapporto di lavoro cessa — per licenziamento, dimissioni o fine contratto — l'attività autonoma smette automaticamente di essere «secondaria» e scatta l'iscrizione a pieno titolo alla gestione artigiani-commercianti, con i contributi fissi dovuti a partire da quel momento. È un cambio di scenario che va monitorato attivamente: chi si accorge tardi della variazione rischia di scoprire un debito contributivo che si è accumulato senza che nessuno lo segnalasse.

Il limite dell'attività verso il proprio datore

C'è un'ultima condizione che va tenuta presente e che riguarda verso chi si lavora, non solo quanto: l'attività autonoma non deve essere svolta in modo prevalente nei confronti del proprio datore di lavoro. Un'attività aperta formalmente in proprio ma che, nella sostanza, fattura quasi solo verso l'azienda per cui si lavora già come dipendente, espone a contestazioni sulla reale natura del rapporto, oltre a mettere a rischio i benefici di cui si è parlato. La logica di fondo è la stessa in tutte queste regole: l'attività secondaria deve essere davvero secondaria, non solo sulla carta.

Perché conviene tenere sotto controllo la situazione nel tempo

Le condizioni che permettono di conciliare forfettario e lavoro dipendente non sono un via libera acquisito una volta per tutte al momento dell'apertura: sono uno stato che va mantenuto nel tempo, e che può cambiare per motivi che non dipendono nemmeno dalla propria attività autonoma — una modifica del contratto di lavoro dipendente, un passaggio dal tempo pieno al part-time, una variazione nell'organizzazione del proprio datore di lavoro. Chi apre pensando che la situazione resti fissa così com'era il primo giorno rischia di trovarsi, mesi o anni dopo, in una condizione diversa da quella che aveva verificato in partenza, senza essersene accorto.

Come impostiamo la valutazione

Chi vuole aprire una partita IVA restando dipendente deve verificare, prima di partire, tre cose insieme: il livello dei redditi da lavoro dipendente dell'anno precedente rispetto al tetto di accesso al forfettario, la sussistenza dei requisiti per l'esonero contributivo come attività secondaria, e la reale composizione dei clienti attesi rispetto al proprio datore di lavoro. Sono verifiche che vanno fatte prima dell'apertura, non dopo il primo avviso INPS, e vanno poi ripetute ogni volta che cambia qualcosa nel contratto di lavoro dipendente o nell'attività autonoma. Ti aiutiamo a inquadrare correttamente la situazione fin dall'inizio, tenendo sotto controllo anche cosa succede se, in futuro, il rapporto di lavoro dovesse cambiare.

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