Accertamento & contenzioso
Rateizzazione delle cartelle nel 2026: quante rate e come non decadere
Ottenere la rateizzazione di una cartella, oggi, è spesso possibile e, entro certi limiti, basta una domanda online. Il difficile viene dopo: pagare ogni mese per anni senza accumulare rate saltate. Le regole del 2026 sono generose sul numero di rate e severe sulla decadenza, ed è lì che conviene concentrare l’attenzione.
Il riferimento è l’art. 19 del D.P.R. 602/1973, riscritto dal D.Lgs. 110/2024 per le richieste presentate dal 1° gennaio 2025. Riguarda le somme già affidate ad Agenzia delle entrate-Riscossione: cartelle di pagamento, avvisi di accertamento esecutivi, avvisi di addebito INPS. Prima di arrivare lì, però, c’è una domanda da porsi.
Prima domanda: è davvero già una cartella?
Ogni fase del debito ha il suo piano di rientro, e pagare a rate prima che il debito diventi una cartella costa meno, perché le sanzioni sono ridotte e non si aggiungono gli oneri della riscossione:
- avviso bonario (comunicazione di irregolarità da controllo automatico o formale): fino a 20 rate trimestrali, prima rata entro 60 giorni dal ricevimento (art. 3-bis D.Lgs. 462/1997);
- accertamento con adesione: fino a 8 rate trimestrali, 16 sopra € 50.000 (art. 8 D.Lgs. 218/1997), come spieghiamo nell’articolo su come funziona l’adesione;
- cartelle e avvisi affidati alla riscossione: fino a 84 rate mensili per le richieste 2025-2026, fino a 120 con richiesta documentata;
- composizione negoziata della crisi: per imposte sui redditi, ritenute, IVA e IRAP non ancora iscritte a ruolo, dopo la pubblicazione del contratto o dell’accordo, fino a 72 rate mensili e fino a 120 in caso di comprovata e grave difficoltà (art. 25-bis D.Lgs. 14/2019).
Lasciare che un avviso bonario diventi cartella «per avere più rate» è quasi sempre un cattivo affare.
La richiesta semplice: fino a € 120.000
Per le somme affidate alla riscossione, chi dichiara di trovarsi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria ottiene la rateizzazione senza allegare documenti, se il debito compreso nella singola richiesta non supera € 120.000. Il numero massimo di rate dipende dall’anno in cui si presenta la domanda ed è già fissato dalla legge:
- richieste presentate nel 2025 e 2026: fino a 84 rate mensili;
- nel 2027 e 2028: fino a 96;
- dal 1° gennaio 2029: fino a 108.
La rata minima è di € 50 e, su richiesta, le rate possono essere crescenti di anno in anno invece che costanti. Due dettagli contano più di quanto sembri. La soglia di € 120.000 vale per ogni singola richiesta, non per il debito complessivo. E la difficoltà deve essere temporanea: chi non è in grado di pagare neppure a rate non ha accesso allo strumento, e la presenza di una procedura concorsuale è di regola motivo di diniego. Per le richieste semplici c’è il servizio online «Rateizza adesso», nell’area riservata o nell’app.
Oltre € 120.000, o per più rate: la richiesta documentata
La difficoltà va invece documentata quando il debito della richiesta supera € 120.000 — e allora si arriva fino a 120 rate mensili, qualunque sia l’anno — oppure quando, sotto soglia, si vogliono più rate del massimo concesso su semplice richiesta (nel 2026, da 85 a 120). I criteri sono fissati dal decreto del Vice Ministro dell’economia e delle finanze del 27 dicembre 2024:
- per persone fisiche e ditte individuali in regime semplificato si guarda all’ISEE del nucleo familiare e all’entità del debito, anche residuo di rateizzazioni in corso;
- per società ed enti si guarda all’indice di liquidità — la difficoltà sussiste se è inferiore a 1 — e al rapporto tra debito e valore della produzione (il cosiddetto Indice Alfa), che determina il numero di rate.
Per una società la verifica dell’indice di liquidità va fatta prima di presentare la domanda: se è pari o superiore a 1, per i debiti oltre € 120.000 la rateizzazione non è concessa, e il debito va affrontato con un piano diverso, spesso all’interno degli strumenti per la crisi d’impresa. C’è però una rete di sicurezza: se per un debito fino a € 120.000 la documentazione porta a un numero di rate inferiore al massimo della richiesta semplice, viene comunque concesso quel massimo.
Che cosa cambia con la domanda e con la prima rata
Dalla presentazione della richiesta fino all’eventuale rigetto o decadenza sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza, non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi né nuove ipoteche (restano quelli già iscritti) e non possono essere avviate nuove procedure esecutive.
Il pagamento della prima rata fa di più: estingue le procedure esecutive già avviate, purché non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo, non sia stata presentata istanza di assegnazione e il terzo pignorato non abbia reso dichiarazione positiva o non sia già stata disposta l’assegnazione dei crediti. Il fermo sul veicolo viene sospeso se tutti i debiti a cui si riferisce sono nel piano: si può circolare, ma non vendere o demolire il veicolo fino al pagamento integrale.
Per chi lavora con enti pubblici o in appalto c’è un effetto decisivo: l’accoglimento fa venir meno lo stato di inadempienza ai fini delle verifiche della pubblica amministrazione prima dei pagamenti e, in assenza di altri debiti contributivi scaduti e non rateizzati, consente di ottenere il DURC regolare. Attenzione però alle somme già segnalate in occasione di un pagamento della PA (art. 48-bis): non possono essere rateizzate prima dell’accoglimento, e la dilazione viene concessa al netto di quelle somme.
Quante rate chiedere: il piano sostenibile
Il numero di rate va scelto partendo dalla cassa dell’impresa, non dal massimo concesso. Un esempio: un debito di € 60.000 diviso in 84 rate mensili vale circa € 714 al mese di sola quota capitale, a cui si sommano gli interessi di rateizzazione; in 48 rate la quota sale a € 1.250. Se l’impresa regge la rata più alta, riduce gli interessi e chiude prima; se non ci riesce, il piano lungo è la scelta prudente, perché può sempre essere estinto in anticipo, anche solo per alcune cartelle, senza pagare gli interessi di rateizzazione delle rate future.
Ogni rata comprende la quota del debito affidato, gli interessi di mora maturati fino alla richiesta, l’aggio (solo per i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021), gli interessi di rateizzazione e, sulla prima rata, diritti di notifica e spese delle procedure avviate. Chi paga in ritardo paga anche la mora per i giorni di ritardo.
La decadenza: otto rate e si perde tutto
Il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, comporta la decadenza automatica: il residuo diventa esigibile in un’unica soluzione, la riscossione riprende e quel carico non può più essere rateizzato (art. 19, c. 3). Se tra le rate non pagate c’è l’ultima, la decadenza scatta anche con meno rate insolute. La regola vale per le richieste dal 16 luglio 2022; per i piani più vecchi le soglie sono diverse. La decadenza su alcuni carichi non impedisce invece di rateizzare debiti diversi.
Gli errori tipici che portano lì sono sempre gli stessi:
- pagare le vecchie cartelle trascurando imposte e contributi correnti, che nel frattempo maturano e diventano nuovi debiti: un piano che regge solo se non arrivano nuovi debiti è fragile;
- non tenere un prospetto unico dei piani in corso, con scadenze e rate saltate, magari quando cambiano gli addetti amministrativi;
- saltare rate invece di chiedere la proroga: se la situazione peggiora in modo documentato, il piano può essere prorogato una sola volta, fino al massimo di rate, ma solo se non è già intervenuta la decadenza;
- non dare priorità ai debiti che bloccano l’attività: fermi su veicoli aziendali, pignoramenti presso clienti o banche, irregolarità che impediscono il DURC.
L’addebito diretto in conto riduce il rischio di dimenticanze. Chi ha aderito alla definizione agevolata della legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), con domanda entro il 30 aprile 2026, segue invece le regole e le scadenze proprie di quel piano.
Da dove cominciare
Il primo passo è estrarre la situazione debitoria aggiornata dall’area riservata e classificare i debiti per fase, poi decidere la composizione delle richieste e calcolare gli indici se servono. Abbiamo raccolto tutte le regole, le tabelle e i controlli in una guida scaricabile in PDF; per i versamenti correnti, che non vanno mai sacrificati alle vecchie cartelle, può essere utile anche l’articolo sugli acconti d’imposta. Il piano giusto, però, è quello che regge sui numeri della tua cassa: se i piani in corso non sono più sostenibili, è il momento di valutare gli strumenti di regolazione della crisi.