Operazioni straordinarie & M&A

Trasformare una snc o sas in srl: quando conviene e come si fa

Molte imprese nate come snc o sas, con due soci e un'attività contenuta, a un certo punto si ritrovano più grandi della forma che hanno scelto. La trasformazione in srl è il passaggio con cui la società cambia veste senza interrompere nulla: stessi contratti, stessi dipendenti, stessa partita IVA. Ma cambiano la responsabilità dei soci, la fiscalità e gli adempimenti.

La trasformazione è disciplinata dagli artt. 2498 e seguenti del codice civile e, per il passaggio da società di persone a società di capitali, in particolare dagli artt. 2500-ter e 2500-quinquies. Il principio cardine è la continuità (art. 2498): l'ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti, anche processuali, dell'ente che ha effettuato la trasformazione. Non si tratta di chiudere una società e aprirne un'altra: è la stessa impresa con un abito diverso.

Quando ha senso trasformare

L'attività cresce, e con essa il rischio. Nella snc tutti i soci rispondono illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni sociali; nella sas lo fanno gli accomandatari. Finché il giro d'affari è modesto il rischio è sopportabile; quando arrivano commesse importanti, dipendenti, finanziamenti, esporre il patrimonio personale diventa irragionevole. Nella srl, di regola, il socio rischia solo quanto ha conferito.

Il reddito ha superato la soglia in cui l'IRPEF progressiva conviene. Nelle società di persone il reddito è imputato ai soci per trasparenza (art. 5 TUIR) e tassato con le aliquote IRPEF progressive, indipendentemente dal fatto che sia prelevato. Nella srl il reddito sconta l'IRES al 24% in capo alla società, e i soci sono tassati solo quando gli utili vengono distribuiti (di regola con la ritenuta del 26%). Se buona parte dell'utile resta in azienda per investimenti, la differenza può essere rilevante.

Entrano nuovi soci, o si prepara un passaggio. La srl offre strumenti di governance — diritti particolari, clausole di prelazione e gradimento, categorie di quote nelle srl PMI — che rendono più semplice accogliere un investitore o un familiare. Ne parliamo in Aprire una srl con un socio di capitale.

Quando invece non conviene

Se l'utile viene integralmente prelevato ogni anno dai soci per vivere, il vantaggio dell'IRES si riduce molto: all'imposta societaria si somma la tassazione sui dividendi. Se l'attività è piccola e stabile e il rischio è contenuto, i costi fissi di una srl — bilancio da depositare, contabilità ordinaria, eventuale organo di controllo al superamento delle soglie, adempimenti societari — possono superare i benefici. E se i soci lavorano nella società, il loro compenso va ripensato: nella srl si ragiona tra compenso amministratore e dividendi, con effetti fiscali e contributivi diversi. Il confronto va fatto sui numeri, non sull'idea che la srl sia «più seria».

Come si fa: delibera, perizia, atto

La trasformazione da società di persone a srl richiede una delibera che, salvo diversa previsione del contratto sociale, è approvata con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili; al socio che non ha concorso alla decisione spetta il diritto di recesso (art. 2500-ter, primo comma).

Il capitale della srl risultante deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo, e deve risultare da una relazione di stima redatta da un revisore legale o da una società di revisione, secondo le regole dei conferimenti in natura nelle srl (art. 2500-ter, secondo comma, che rinvia all'art. 2465). La perizia è il cuore tecnico dell'operazione: fotografa il patrimonio netto a valori correnti e certifica che il capitale dichiarato è effettivamente coperto.

Segue l'atto notarile, con il nuovo statuto della srl, e l'iscrizione nel registro delle imprese. La trasformazione ha effetto dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti (art. 2500, terzo comma).

Il nodo dei debiti pregressi

Trasformare non cancella il passato. L'art. 2500-quinquies stabilisce che la trasformazione non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti pubblicitari, se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso.

Il consenso si presume se i creditori, ai quali la delibera è stata comunicata per raccomandata o con altri mezzi che garantiscano la prova dell'avvenuto ricevimento, non lo hanno espressamente negato nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione. Per questo, in una trasformazione fatta bene, la comunicazione ai creditori è un passaggio sistematico e documentato: senza, il socio di snc resta esposto per tutti i debiti anteriori, anche anni dopo. La giurisprudenza è rigorosa: la semplice conoscenza della trasformazione da parte del creditore non basta.

Riferimenti normativi Civilistico: artt. 2498 (continuità), 2500 (efficacia), 2500-ter (delibera, recesso, relazione di stima ex art. 2465) e 2500-quinquies (responsabilità dei soci, consenso presunto dei creditori dopo sessanta giorni) del codice civile. Fiscale: art. 170 TUIR (neutralità della trasformazione e regime delle riserve formate prima della trasformazione) e art. 5 TUIR (trasparenza delle società di persone).

Il trattamento fiscale

La trasformazione è fiscalmente neutrale: per l'art. 170 TUIR non costituisce realizzo né distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni, compreso l'avviamento. I beni conservano il loro valore fiscale, anche se la perizia ne ha espresso un valore corrente più alto.

L'anno della trasformazione si divide in due: il reddito del periodo compreso tra l'inizio dell'esercizio e la data in cui la trasformazione ha effetto si determina secondo le regole della società di persone, ed è imputato ai soci per trasparenza; dal giorno successivo si applicano le regole IRES.

Un punto spesso trascurato riguarda le riserve formate prima della trasformazione con utili già imputati ai soci per trasparenza. Quegli utili sono già stati tassati in capo ai soci: per questo l'art. 170 TUIR prevede che, se distribuiti dopo la trasformazione, non concorrano a formare il reddito dei soci, a condizione che siano iscritti in bilancio con indicazione della loro origine. Basta una contabilizzazione approssimativa al momento della trasformazione per perdere questo beneficio e rischiare una doppia tassazione.

Diverso il discorso per le eventuali riserve in sospensione d'imposta (ad esempio da rivalutazioni o agevolazioni del passato): seguono le regole proprie della norma da cui derivano, da verificare caso per caso prima della trasformazione.

Cosa cambia dopo

La contabilità diventa necessariamente ordinaria, con bilancio d'esercizio da approvare e depositare al registro delle imprese. Gli amministratori assumono le responsabilità tipiche della srl, compreso l'obbligo di dotarsi di assetti organizzativi adeguati a rilevare tempestivamente la crisi (ne parliamo in Amministratore di SRL: cosa rischia davvero). I prelievi dei soci non sono più semplici «anticipi sugli utili»: ogni somma che esce dalla società deve avere un titolo — compenso deliberato, dividendo, restituzione di un finanziamento — altrimenti diventa un problema fiscale e societario.

Esistono anche strade alternative: in alcuni casi conviene il conferimento d'azienda in una srl già esistente o di nuova costituzione, ad esempio quando si vuole lasciare nella vecchia società beni o rapporti che non devono seguire l'impresa. La scelta tra trasformazione e conferimento, come i tempi e il trattamento delle riserve, va valutata con i bilanci alla mano. Se stai ragionando sulla forma giuridica della tua impresa, trovi un quadro delle operazioni possibili nella pagina dedicata a fusioni, scissioni e riorganizzazioni.

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