Pianificazione fiscale

Credito d'imposta ricerca e sviluppo 2026: come funziona e cosa controlla il Fisco

Il credito d'imposta per ricerca e sviluppo è l'agevolazione più stabile oggi a disposizione di chi investe in innovazione vera: vale per qualunque settore e dimensione ed è previsto fino al 2031. È anche uno dei crediti più contestati negli ultimi anni, perché il confine tra ricerca e normale evoluzione del prodotto è sottile, e va dimostrato.

Nel 2026 il quadro si è semplificato, e per qualcuno ristretto. Il credito per l'innovazione tecnologica non c'è più, quello per il design è tornato solo per un anno e a sportello, mentre il credito R&S resta in piedi con le sue regole. Vediamo come funziona, cosa entra nel calcolo e perché tanti crediti vengono disconosciuti.

Chi può usarlo

Il credito spetta a tutte le imprese residenti in Italia, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, a prescindere da forma giuridica, settore, dimensione, regime contabile e modo di determinazione del reddito. Una srl industriale, una startup, una ditta individuale o una società di servizi possono accedervi, se svolgono attività qualificabili come ricerca e sviluppo.

Sono escluse le imprese in liquidazione volontaria, in fallimento o liquidazione giudiziale, in liquidazione coatta amministrativa, in concordato preventivo senza continuità aziendale o sottoposte ad altra procedura concorsuale, e quelle destinatarie delle sanzioni interdittive dell'art. 9, comma 2, del D.Lgs. 231/2001. C'è poi una condizione che si sottovaluta: la fruizione è subordinata al rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto versamento dei contributi. Va verificata prima di iniziare a compensare, non dopo una contestazione.

Che cosa è ricerca e sviluppo (e che cosa no)

Le definizioni operative sono nel D.M. 26 maggio 2020, che richiama i criteri del Manuale di Frascati dell'OCSE. Rientrano la ricerca fondamentale, la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, cioè l'uso di conoscenze esistenti per produrre piani, progetti o prototipi di prodotti, processi o servizi nuovi o sostanzialmente migliorati.

Nella pratica, e nei controlli, il test si basa su cinque caratteristiche del progetto: novità, creatività, incertezza sul risultato, sistematicità (un piano con obiettivi, fasi e risorse) e trasferibilità o riproducibilità dei risultati. Un progetto che adatta soluzioni già note nel settore, personalizza un prodotto per un cliente o fa controllo qualità ordinario non è ricerca e sviluppo, anche se impegna molte ore dell'ufficio tecnico. È l'errore più diffuso: chiamare ricerca il lavoro tecnico di tutti i giorni.

Quanto vale nel 2026

Il credito è pari al 10% delle spese ammissibili sostenute nel periodo d'imposta, con un massimale annuo di 5 milioni di euro. Le spese si considerano al netto di altre sovvenzioni o contributi ricevuti per le stesse spese: se un progetto è coperto in parte da un bando a fondo perduto, quella parte va sottratta prima di applicare l'aliquota.

Il riferimento normativo La disciplina è nella L. 160/2019, art. 1, commi 198-209. Per la ricerca e sviluppo l'aliquota è del 10% con massimale di € 5 milioni dal 2023 fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2031 (fino al 2022 era il 20% con € 4 milioni). Il credito per innovazione tecnologica, al 5% nel 2024-2025, non è stato prorogato per il 2026; il credito per design e ideazione estetica è stato riattivato per il solo 2026 dalla L. 199/2025, art. 1, commi 925-926.

Sul design 2026 una precisazione serve: è un'agevolazione diversa, al 10% con un massimale di 2 milioni e una dotazione complessiva di 60 milioni, a sportello. Serve una comunicazione di prenotazione per ciascun progetto al Ministero delle imprese e del made in Italy, e il credito è riconosciuto in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse. La piattaforma ha aperto il 7 luglio 2026 e il Ministero ha comunicato l'esaurimento della dotazione. Lo sportello resta aperto e le nuove prenotazioni sono acquisite in ordine cronologico per un eventuale scorrimento. Senza prenotazione accettata, sul credito design non si può contare.

Le spese che entrano nel calcolo

Per la ricerca e sviluppo sono ammissibili, nei limiti del comma 200 della L. 160/2019:

  • il personale, dipendente o autonomo, impiegato nei progetti, per il tempo effettivamente dedicato;
  • ammortamenti, canoni di leasing o locazione di beni materiali mobili e software usati nei progetti, per la parte riferibile alla ricerca;
  • i contratti di ricerca extra-muros con università, enti di ricerca o altre imprese;
  • le quote di ammortamento di privative industriali, come i brevetti, usate nei progetti;
  • consulenze e materiali, compresi prototipi e impianti pilota, entro limiti percentuali.

Alcune voci contano per il 150%: il personale di età non superiore a 35 anni, al primo impiego, con dottorato (o iscritto a un dottorato) o laurea magistrale in discipline tecnico-scientifiche, assunto a tempo indeterminato e impiegato esclusivamente nella ricerca in strutture situate in Italia; e i contratti di ricerca con università, istituti di ricerca e start-up innovative con sede in Italia. Se il contratto è con un'impresa dello stesso gruppo, valgono le regole della ricerca interna. Per chi lavora con il mondo delle startup innovative è un elemento da considerare quando si sceglie con chi fare ricerca.

I documenti senza i quali il credito non regge

Il credito si regge su un dossier che va completato prima di compensare. Gli elementi sono quattro: la certificazione della documentazione contabile, rilasciata dal revisore legale (o, per le imprese non obbligate, da un revisore o una società di revisione iscritti al registro); la relazione tecnica asseverata su finalità, contenuti e risultati di ogni progetto, firmata anche dal legale rappresentante; la comunicazione al Ministero prevista dall'art. 6 del D.L. 39/2024; la documentazione di supporto, cioè timesheet per progetto, contratti, fatture, registri di ammortamento, verbali di avanzamento.

Per le imprese non obbligate alla revisione, il costo della certificazione contabile aumenta il credito fino a 5.000 euro. La comunicazione, invece, è il passaggio dimenticato più spesso: dal 18 maggio 2024 si invia solo dal portale del GSE, con firma elettronica qualificata del legale rappresentante, e senza di essa il credito, pur maturato, non è utilizzabile.

Quanto alla relazione tecnica, non si scrive a consuntivo copiando la brochure del prodotto. Deve descrivere lo stato dell'arte di partenza, l'incertezza tecnica da superare, le attività svolte e i risultati, anche negativi. Una relazione generica è il primo motivo per cui il credito viene disconosciuto.

Come si usa: tre quote, in F24

Il credito si utilizza solo in compensazione nel modello F24, in tre quote annuali di pari importo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello delle spese, e solo dopo la certificazione contabile. Il codice tributo è 6938, con l'anno di maturazione come anno di riferimento; il credito va indicato nella dichiarazione dei redditi del periodo di maturazione e in quelle successive fino al completo utilizzo.

Un esempio ipotetico: spese ammissibili 2026 per 300.000 euro generano un credito di 30.000 euro, che dal 2027 si compensa in tre quote da 10.000. Se l'impresa non ha revisore obbligatorio e spende 4.000 euro per la certificazione, il credito sale a 34.000 euro.

Controlli, sanzioni e certificazione preventiva

Nei controlli le contestazioni sono di due tipi: che le attività non siano ricerca e sviluppo, oppure che le spese non esistano o non siano documentate. La differenza conta, perché per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 l'utilizzo di un credito non spettante è sanzionato con il 25% del credito compensato, quello di un credito inesistente con il 70%.

Per ridurre il rischio sulla parte tecnica esiste la certificazione delle attività (art. 23 D.L. 73/2022): un certificatore iscritto all'albo del MIMIT attesta che i progetti rientrano nella ricerca e sviluppo, con effetti vincolanti per l'Amministrazione finanziaria, salvo che sia stata rilasciata su una rappresentazione non corretta dei fatti. Non può essere chiesta se le violazioni sono già state constatate con processo verbale di constatazione. E copre la qualificazione dei progetti, non la realtà e l'importo delle spese: per un credito importante conviene valutare entrambe le certificazioni.

Il credito che regge è quello impostato a inizio anno: progetti individuati, obiettivi e stato dell'arte scritti, ore rilevate durante i lavori. Nella guida al credito R&S in PDF trovi spese, documenti e controlli punto per punto, e può essere utile inserirlo nella pianificazione fiscale di fine anno. Chi investe anche in beni strumentali al Sud può leggere come funziona il credito ZES unica nel 2026. Se e quanto valga la pena dipende dai progetti e dai numeri dell'impresa: va verificato caso per caso.

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