Societario
Messa in liquidazione di una SRL: procedura, tempi e costi
Una società che non opera più non smette di costare. Bilanci da depositare, diritti camerali da versare, adempimenti formali da rispettare: mantenere in vita una SRL inattiva ha un prezzo, e prima o poi la domanda diventa se chiuderla davvero, invece di lasciarla lì «per ora».
La liquidazione è la procedura pensata per chiudere una società in modo ordinato: realizzare l'attivo, pagare i debiti, e arrivare alla cancellazione senza lasciare passività scoperte o responsabilità ambigue in capo a chi ha amministrato la fase finale.
Quando ha senso liquidare
Il caso più frequente è quello dell'attività cessata di fatto: la società ha smesso di operare, magari da tempo, ma resta formalmente in vita. In questa condizione i costi non spariscono: i bilanci vanno comunque depositati ogni anno, i diritti camerali restano dovuti, e si continua a pagare la tassa sui libri sociali. Una società inattiva, insomma, non è una società «a costo zero»: è una società che costa comunque, senza generare più alcun ricavo. Quando questa condizione si protrae senza prospettiva di ripresa, la liquidazione è quasi sempre la scelta più razionale.
Le cause di scioglimento previste dal codice civile
La liquidazione di una società non parte per caso: presuppone che si sia verificata una causa di scioglimento. Il codice civile (art. 2484) elenca le principali: il decorso del termine di durata fissato nell'atto costitutivo; il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo; l'impossibilità di funzionamento o la continuata inattività dell'assemblea dei soci; la riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale, se i soci non lo ricostituiscono o non trasformano la società; la deliberazione dell'assemblea; le altre cause previste dallo statuto.
Nella pratica delle piccole SRL, il caso di gran lunga più frequente è lo scioglimento volontario: sono i soci a decidere di chiudere. Quando invece la causa si verifica da sola — ad esempio per perdite che erodono il capitale — gli amministratori devono accertarla senza indugio e iscriverla nel Registro delle Imprese, e da quel momento possono compiere solo gli atti utili a conservare il patrimonio. Continuare a operare come se nulla fosse li espone a responsabilità personale.
Come si svolge la procedura
Nello scioglimento volontario, la messa in liquidazione di una SRL passa da una deliberazione dell'assemblea dei soci in forma straordinaria, con verbale redatto dal notaio, che accerta lo scioglimento e nomina il liquidatore. La delibera va iscritta nel Registro delle Imprese: lo scioglimento ha effetto da quella iscrizione.
La liquidazione si apre così con la nomina del liquidatore da parte dell'assemblea dei soci, che sostituisce gli amministratori nella gestione della società per tutta la fase liquidatoria. Da quel momento la società entra formalmente in stato di liquidazione, e la sua ragione sociale lo indica.
Il compito del liquidatore è portare a termine la fase di realizzo dell'attivo: incassare i crediti residui, vendere i beni non necessari, chiudere le posizioni in corso. Con la liquidità così ottenuta si procede al pagamento dei debiti della società, secondo l'ordine e le priorità previste dalla legge.
Conclusa questa fase, il liquidatore predispone il bilancio finale di liquidazione, che viene sottoposto all'approvazione dei soci e determina quanto, se residua un attivo, spetta a ciascun socio in proporzione alla propria quota. Approvato il bilancio finale, si procede alla cancellazione della società dal Registro delle Imprese, che ne segna la fine formale.
Il bilancio finale, firmato dal liquidatore e accompagnato dal piano di riparto, viene depositato presso il Registro delle Imprese: dalla data in cui il deposito è iscritto, i soci hanno novanta giorni per proporre reclamo; trascorso quel termine senza reclami, il bilancio si intende approvato e il liquidatore chiede la cancellazione. In una società senza debiti e con pochi beni da vendere, la procedura può chiudersi in pochi mesi; con crediti da incassare, immobili da vendere o contenziosi aperti, la realizzazione dell'attivo può richiedere molto di più.
La responsabilità del liquidatore
Assumere il ruolo di liquidatore non è un incarico puramente formale. Il liquidatore risponde della corretta gestione della fase liquidatoria, in particolare del rispetto dell'ordine di soddisfazione dei creditori: se distribuisce l'attivo ai soci prima di aver soddisfatto (o accantonato quanto necessario per) i creditori sociali, può essere chiamato a risponderne personalmente. È una responsabilità che va tenuta presente prima di accettare l'incarico, soprattutto quando la situazione debitoria della società non è del tutto chiara.
Dopo la cancellazione: cosa resta
Con la cancellazione la società si estingue, ma i debiti non pagati non spariscono del tutto. I creditori sociali rimasti insoddisfatti possono rivolgersi ai soci, nei limiti di quanto hanno riscosso con il bilancio finale, e ai liquidatori, se il mancato pagamento dipende da una loro colpa (art. 2495 c.c.). Sul piano fiscale, la legge prevede che l'estinzione abbia effetto solo dopo cinque anni dalla richiesta di cancellazione ai fini degli accertamenti e della riscossione: per quel periodo l'Agenzia delle Entrate può ancora notificare atti come se la società esistesse. È un'altra ragione per chiudere con i conti in ordine, non per «far sparire» una società con debiti.
L'alternativa: la società inattiva
Chi non vuole (o non può ancora) procedere alla liquidazione formale ha come alternativa il mantenimento della società come società inattiva: nessuna operatività, ma la struttura resta in vita in vista di un possibile riutilizzo futuro. È una scelta legittima, ma va fatta con consapevolezza: come detto, anche una società inattiva comporta comunque costi fissi ricorrenti — bilanci, diritti camerali, tassa sui libri sociali — che si sommano di anno in anno senza generare alcun ritorno, finché la società resta ferma in questo stato intermedio.
Il fisco della liquidazione
Anche il profilo fiscale della liquidazione richiede attenzione specifica: dalla determinazione del reddito nei periodi di imposta interessati dalla procedura, al trattamento di quanto eventualmente distribuito ai soci in sede di riparto finale. Sono aspetti che vanno pianificati insieme al liquidatore fin dall'apertura della procedura, non affrontati solo al momento del bilancio finale.
Come impostiamo la chiusura
Aiutiamo a valutare, prima di tutto, se la liquidazione è davvero la scelta giusta rispetto al mantenimento come società inattiva, guardando ai costi ricorrenti e alle prospettive reali di riutilizzo. Se la strada è la liquidazione, curiamo la procedura in ogni fase — nomina del liquidatore, realizzo dell'attivo, gestione dei debiti, bilancio finale — con l'obiettivo di arrivare alla cancellazione senza lasciare responsabilità scoperte in capo a chi ha amministrato la chiusura.