Pianificazione fiscale
Patto di famiglia: come funziona e quando conviene per passare l'azienda ai figli
Il padre ha costruito l'azienda, uno dei figli ci lavora da anni, gli altri hanno preso strade diverse. Lasciare tutto alla successione significa quote frammentate tra eredi che non lavorano in azienda e, spesso, liti. Donare l'azienda al figlio che la porta avanti espone la donazione alle pretese dei fratelli. Il patto di famiglia nasce esattamente per questo incrocio.
Introdotto nel codice civile nel 2006 (artt. 768-bis e seguenti), il patto permette all'imprenditore di trasferire in vita l'azienda o le partecipazioni a uno o più discendenti, sistemando nello stesso momento — e con il loro consenso — i diritti degli altri familiari. Vediamo come funziona, a quali condizioni il trasferimento non paga imposta di donazione, come si tassano le somme pagate ai fratelli e quando conviene combinarlo con altri strumenti.
Il problema che risolve: i legittimari
La legge riserva ad alcuni familiari — coniuge e figli, soprattutto — una quota del patrimonio del defunto: sono i legittimari (artt. 536 e seguenti c.c.). Con una semplice donazione dell'azienda a un figlio, alla morte del genitore gli altri figli potrebbero chiedere la riduzione della donazione per ricostituire la loro quota. È un rischio che pesa per anni sul figlio che ha ricevuto l'azienda e su chiunque tratti con lui.
Il patto di famiglia chiude la questione in vita. Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o a riduzione (art. 768-quater, c. 4, c.c.): il trasferimento diventa stabile rispetto alla futura successione.
Come funziona: oggetto, beneficiari, partecipanti
Il patto è un contratto con cui l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, oppure il titolare di partecipazioni trasferisce in tutto o in parte le proprie quote, a uno o più discendenti (art. 768-bis c.c.). Gli elementi essenziali sono pochi e rigidi:
- oggetto: l'azienda (o un ramo) oppure partecipazioni societarie — non, per esempio, un immobile di famiglia isolato;
- beneficiari: solo discendenti, cioè figli o nipoti;
- forma: atto pubblico, a pena di nullità (art. 768-ter c.c.);
- partecipanti necessari: il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione (art. 768-quater, c. 1, c.c.).
Chi riceve l'azienda deve liquidare gli altri partecipanti, salvo che vi rinuncino, con una somma pari al valore delle loro quote di legittima; la liquidazione può avvenire anche in natura (art. 768-quater, c. 2, c.c.). Per questo il valore dell'azienda è il cuore economico del patto: da quel numero dipende quanto il figlio assegnatario dovrà ai fratelli.
La partecipazione di tutti i legittimari è ciò che rende il patto efficace. Ed è anche la parte più impegnativa: prima della firma serve un lavoro di condivisione in famiglia, spesso più delicato della parte tecnica. Il percorso tipico passa da quattro tappe — valutazione da parte di un esperto indipendente, condivisione delle assegnazioni e delle rinunce, verifica dello statuto (prelazioni, gradimento, patti tra soci), redazione dell'atto con il notaio.
Quando il trasferimento non paga l'imposta di donazione
Il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni ai discendenti e al coniuge, anche tramite patto di famiglia, è esente dall'imposta sulle successioni e donazioni alle condizioni dell'art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990, nella versione riscritta dal D.Lgs. 139/2024 per gli atti dal 1° gennaio 2025. In sintesi, per almeno cinque anni dal trasferimento:
- se si trasferisce un'azienda, chi la riceve deve proseguire l'attività d'impresa;
- se si trasferiscono quote o azioni di società di capitali, la partecipazione deve far acquisire il controllo di diritto o integrare un controllo già esistente, e il controllo va mantenuto;
- per le altre quote sociali, per esempio di società di persone, va mantenuta la titolarità.
Chi riceve deve rendere, contestualmente all'atto, una dichiarazione di impegno a rispettare queste condizioni. Se non le rispetta, decade dal beneficio: paga l'imposta in misura ordinaria, la sanzione dell'art. 13 del D.Lgs. 471/1997 e gli interessi di mora.
Un caso tipico mostra la trappola. Il padre ha il 60% di una SRL e vuole dividerlo in parti uguali tra due figli: ciascuno riceverebbe il 30%, e nessuno dei due acquisirebbe da solo il controllo di diritto. Quando il trasferimento avviene a favore di più discendenti, in comproprietà o con soluzioni diverse, l'accesso all'esenzione va verificato con attenzione sul caso concreto, prima di firmare.
Un avviso sul calendario: dal 1° gennaio 2027 il D.Lgs. 346/1990 sarà sostituito dal testo unico delle imposte indirette (D.Lgs. 123/2025), e per gli atti stipulati da quella data i riferimenti normativi andranno aggiornati.
Le liquidazioni ai fratelli: come si tassano oggi
L'esenzione copre solo il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni al discendente beneficiario. Le somme o i beni che l'assegnatario paga agli altri familiari per liquidarne la quota restano soggetti all'imposta di donazione. Per anni la domanda è stata: con quale aliquota e quale franchigia?
Un primo orientamento della Cassazione (ord. 32823/2018) guardava al rapporto tra assegnatario e legittimario, cioè tra fratelli: franchigia di € 100.000 e aliquota del 6%. La Cassazione ha poi cambiato impostazione (sent. 29506/2020; ord. 19561/2022 e 19627/2024): ai soli fini fiscali la liquidazione si considera donazione dell'imprenditore al legittimario non assegnatario.
Un esempio ipotetico: il figlio che non entra in azienda riceve dal fratello una liquidazione di € 400.000 e non ha mai ricevuto altre donazioni dal padre. Con il criterio oggi seguito (rapporto padre-figlio) resta sotto la franchigia di € 1.000.000 e non paga imposta di donazione; con il vecchio criterio tra fratelli avrebbe pagato il 6% sui € 300.000 eccedenti i € 100.000, cioè € 18.000.
Quanto è stabile un patto di famiglia
Il patto può essere impugnato dai partecipanti per errore, violenza o dolo, ma l'azione si prescrive in un anno (art. 768-quinquies c.c.), un termine molto più breve di quello ordinario. Può essere sciolto o modificato dalle stesse persone che lo hanno concluso, con un nuovo contratto, oppure mediante recesso se previsto nell'atto (art. 768-septies c.c.). Le liti in materia sono soggette alla mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità.
Il punto da prevedere è quello dei legittimari sopravvenuti: un figlio nato dopo, un nuovo coniuge. All'apertura della successione possono chiedere ai beneficiari il pagamento della somma prevista dall'art. 768-quater, aumentata degli interessi legali (art. 768-sexies c.c.). Meglio disciplinare già nell'atto come gestirli.
Patto di famiglia, holding, trust: come si combinano
Il patto non è sempre la soluzione unica. Con un solo figlio, o con legittimari già d'accordo, può bastare una donazione diretta. Con beneficiari minori o fragili, o con esigenze di gestione per un periodo lungo, si valuta un trust. Quando ci sono più società, immobili e liquidità da governare insieme entra in gioco la holding di famiglia.
Una combinazione frequente: l'imprenditore conferisce le partecipazioni operative in una holding, poi trasferisce ai figli le quote della holding con un patto di famiglia, mantenendo eventualmente l'usufrutto o un ruolo di amministratore per la transizione. Ogni passaggio però ha condizioni proprie: il conferimento in holding a realizzo controllato (art. 177, comma 2, TUIR) richiede che la holding acquisisca o incrementi il controllo della società conferita; l'esenzione del patto richiede che i figli acquisiscano o integrino il controllo della holding e lo mantengano per cinque anni. Le due verifiche vanno fatte insieme. Del realizzo controllato parliamo nell'articolo sul conferimento di partecipazioni in holding.
Gli errori da evitare
- escludere un legittimario dal patto perché «tanto è d'accordo»;
- dividere le partecipazioni in parti uguali tra più figli senza verificare il requisito del controllo;
- non tenere conto dei cinque anni in patti tra soci e piani aziendali: una cessione o un aumento di capitale con terzi può far perdere l'esenzione;
- sottovalutare la valutazione dell'azienda, primo terreno di lite;
- calcolare l'imposta sulle liquidazioni con il vecchio criterio tra fratelli;
- dimenticare i legittimari sopravvenuti.
Per approfondire abbiamo preparato una guida scaricabile in PDF sulla pianificazione patrimoniale e il patto di famiglia, con tabelle su condizioni di esenzione, aliquote e strumenti alternativi. Il patto giusto, però, si scrive sulla famiglia concreta: chi lavora in azienda, chi no, quanto vale l'impresa e quanto tempo l'imprenditore vuole restare al timone. Una visione d'insieme degli strumenti è nell'articolo sul passaggio generazionale.