Pianificazione fiscale
Donare quote di società ai figli: esenzione, controllo e cinque anni
Donare ai figli le quote della società di famiglia è il modo più diretto per avviare il passaggio generazionale. Se ricorrono certe condizioni, il trasferimento non paga l'imposta di donazione, qualunque sia il valore delle quote. Le condizioni però sono precise, durano cinque anni e si giocano su un dettaglio che spesso viene trascurato: il controllo.
Vediamo cosa dice la norma, nel testo in vigore per gli atti dal 1° gennaio 2025, i casi tipici in cui l'esenzione spetta o non spetta, cosa succede se le condizioni saltano e quando conviene un altro strumento.
La regola: art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990
I trasferimenti a favore dei discendenti e del coniuge di aziende o rami, quote sociali e azioni non sono soggetti all'imposta sulle successioni e donazioni. Vale anche quando avvengono con un patto di famiglia. Il D.Lgs. 139/2024 ha riscritto la norma per gli atti dal 1° gennaio 2025. Oggi le condizioni sono tre, a seconda di cosa si trasferisce:
| Cosa si dona | Condizione | Per quanto |
|---|---|---|
| Quote o azioni di società di capitali residenti (art. 73, c. 1, lett. a, TUIR) | Con la partecipazione il figlio acquisisce il controllo di diritto (art. 2359, c. 1, n. 1, c.c.) o integra un controllo già esistente, e lo mantiene | Almeno 5 anni dal trasferimento |
| Altre quote sociali, per esempio di SNC o SAS | Il figlio mantiene la titolarità delle quote | Almeno 5 anni |
| Azienda o ramo | Il figlio prosegue l'attività d'impresa | Almeno 5 anni |
| Quote di società UE/SEE o di Paesi con adeguato scambio di informazioni | Stesse condizioni delle società residenti | Almeno 5 anni |
Nell'atto di donazione il figlio deve rendere una dichiarazione di impegno a detenere il controllo, a mantenere la titolarità o a proseguire l'attività. È parte integrante dell'agevolazione: va prevista già nella bozza dell'atto.
Il controllo: i casi tipici
Per le società di capitali conta il controllo di diritto: la maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria. Non basta che la famiglia nel suo insieme controlli la società: conta la posizione di chi riceve.
| Caso (ipotetico) | Esito alla luce del testo |
|---|---|
| Il padre ha il 100% della SRL e dona il 60% a un figlio | Il figlio acquisisce il controllo: esenzione possibile |
| Il figlio ha già il 30% e riceve un altro 25% | Arriva al 55% e acquisisce il controllo: esenzione possibile |
| Il figlio ha già il 60% e riceve un altro 20% | Integra un controllo già esistente: esenzione possibile |
| Il padre ha il 60% e lo divide tra due figli, 30% ciascuno | Nessuno dei due acquisisce da solo il controllo: l'esenzione va verificata con attenzione sul caso concreto prima di firmare |
| Quote di una SNC donate a un figlio | Il controllo non è richiesto: basta mantenere la titolarità per cinque anni |
Nuda proprietà e usufrutto
Molti genitori donano la nuda proprietà delle quote e si tengono l'usufrutto, per conservare reddito e ruolo. Per le quote di SRL il diritto di voto spetta all'usufruttuario, salvo convenzione contraria (artt. 2471-bis e 2352 c.c.). Se il voto resta al genitore, il figlio nudo proprietario non ha il controllo di diritto. L'Agenzia delle Entrate ha ammesso l'esenzione quando il diritto di voto è attribuito ai nudi proprietari (per esempio con la risposta a interpello n. 38/2020). La ripartizione dei diritti di voto tra usufruttuario e nudo proprietario va quindi scritta nell'atto, pensando a come la si vuole tenere nei cinque anni successivi.
I cinque anni e la decadenza
Se le condizioni non vengono rispettate per cinque anni, si decade dal beneficio. Si paga l'imposta in misura ordinaria, la sanzione dell'art. 13 del D.Lgs. 471/1997 e gli interessi di mora dalla data in cui l'imposta andava versata. Le situazioni a rischio sono quelle che fanno perdere il controllo o la titolarità:
- la vendita di tutte o parte delle quote prima dei cinque anni;
- un aumento di capitale sottoscritto da terzi che porta il figlio sotto il 50% dei voti;
- la messa in liquidazione o la chiusura dell'attività, nel caso di aziende;
- operazioni straordinarie che cambiano la catena di controllo: vanno valutate prima.
Se l'esenzione non spetta
La donazione non diventa per forza costosa. Tra genitore e figlio l'imposta è del 4% sul valore che eccede la franchigia di € 1.000.000 per ciascun beneficiario (art. 56 D.Lgs. 346/1990). La franchigia si calcola tenendo conto delle donazioni già ricevute dallo stesso donante. Un esempio ipotetico: quote di minoranza valutate € 1.400.000 donate a un figlio che non ha mai ricevuto altro dal padre. L'imposta è il 4% di € 400.000, cioè € 16.000. Con quote valutate € 800.000 l'imposta non è dovuta anche senza esenzione.
Dopo la donazione: il costo fiscale e la legittima
Il costo per il figlio. Se un giorno il figlio vende le quote, la plusvalenza si calcola sul costo del donante (art. 68, comma 6, TUIR), non sul valore al momento della donazione. Se il padre ha sottoscritto le quote per € 20.000, quello resta il costo fiscale anche per il figlio. Prima di una vendita può convenire la rideterminazione del valore delle quote.
La legittima. L'esenzione fiscale non rende la donazione stabile verso gli altri eredi. Gli altri figli e il coniuge del donante restano legittimari e, alla morte del genitore, possono contestare la donazione che lede la loro quota. È il problema che risolve il patto di famiglia: quanto ricevuto con il patto non è soggetto a collazione o riduzione (art. 768-quater c.c.).
Le alternative: patto di famiglia e holding
| Strumento | Quando si usa | Attenzione a |
|---|---|---|
| Donazione diretta | Un solo figlio, o legittimari già d'accordo | Controllo in capo al beneficiario; legittima |
| Patto di famiglia | Un figlio in azienda, gli altri da liquidare | Atto pubblico, partecipano tutti i legittimari; le liquidazioni ai fratelli pagano l'imposta di donazione |
| Holding di famiglia | Più società, immobili, famiglia con più rami | Il controllo si verifica sulla holding; costi di una società in più |
Una sequenza frequente: le partecipazioni operative si conferiscono in una holding, poi si trasferiscono ai figli le quote della holding, con donazione o patto di famiglia. Ogni passaggio ha requisiti propri, da verificare insieme. Le regole del patto, le aliquote sulle liquidazioni e le alternative sono raccolte nella guida alla pianificazione patrimoniale.
Gli errori più frequenti
- dividere le quote in parti uguali tra i figli senza verificare il controllo;
- donare la nuda proprietà lasciando il voto al genitore per abitudine;
- dimenticare la dichiarazione di impegno nell'atto;
- pianificare un aumento di capitale o l'ingresso di un socio entro i cinque anni senza ricalcolare le percentuali;
- scambiare l'esenzione fiscale per una protezione dalle pretese degli altri eredi.
La donazione è semplice da firmare e facile da sbagliare. Percentuali, diritti di voto, tempi e posizione degli altri familiari vanno messi in fila prima dell'atto, sui numeri concreti della società e della famiglia.